Banner Hashashin: La Confraternita degli Assassini, Grandi Usatori di hashish

Significato Hashashin, missioni e uso di hashish

Letteralmente, il termine “Hashasin” deriva dalla parola araba hashish, la quale indica una sostanza stupefacente ottenenuta originariamente dai semi di canapa indiana. La leggendaria “Setta Degli Hashasin” o assassini, si riferisce ai seguaci di Ḥasan-i Ṣabbāḥ, i quali si caratterizzavano per la loro estrema crudeltà, freddezza e determinazione nel portare a termine missioni, spesso suicide o impossibili. Era una setta rigorosamente maschile, di tipo religioso – militare e di credo ismailita. Nata fra i Nizariti della Siria che venivano forgiati con un intenso addestramento fisico, con il fine di ottimizzarne e massimizzare la mortale efficacia delle loro azioni. Gli assassini si muovevano da soli o in piccoli gruppi, con la finalità di eliminare ogni singolo bersaglio, generalmente persone con un rilievo politico. Le modalità erano plateali, in modo da incutere terrore nella popolazione. Le esecuzioni venivano effettuate pubblicamente il venerdì e nelle vicinanze di moschee, poiché era un giorno considerato sacro, una peculiarità che riusciva ad enfatizzare l’omicidio, riuscendo a renderlo più eclatante agli occhi della popolazione. La leggenda narra di un “Vecchio”, che con l’inganno attirava i giovani più dotati e promettenti dal punto di vista fisico nel suo castello di Alamut. Dopo avere fatto fumare l’hashish, cresciuta e coltivata dai suoi preziosi semi di cannabis, li intrappolava nel suo Paradiso, un maestoso giardino all’interno del castello, dove enfatizzava e realizzava i sogni dei giovani, dove tutto era concesso: donne, vino, cibo e sostanze psichedeliche. Inizialmente, questi privilegi erano gratuiti, ma poi i giovani dovevano guadagnarseli. I signori dell’epoca si rivolgevano al “Vecchio”, oggi paragonabile ad un efferato e crudele boss mafioso, chiedendo favori nelle varie diatribe economiche, così da eliminare un rivale politico o concorrente di commercio. La leggenda narra che il “Vecchio”, quando riceveva un incarico dai signori o mandanti, portava i giovani prescelti al di fuori delle mura del castello, e soltanto una volta terminato l’incarico ai giovani era concesso il rientro, in modo da continuare a fruire di tutti i privilegi annessi.

Origine e storia della Setta Degli Hashasin. (Confraternita Degli Assasini)

 

Banner Illustrazione Cultura Nizariti

L’origine della Setta Degli Assassini risale al XI secolo e il nome originale ismailiti deriva dal suo fondatore, l’emiro Isma’ilbu Gia’ Far. Gerarchicamente, la setta aveva a capo il Dejebal o Gran Maestro, meglio conosciuto come “Vecchio Della Montagna”, con potere assoluto. La confraternita nacque con la finalità di difendere il Santo Sepolcro dai Cristiani. Erano esattamente l’opposto dell’ordine dei Cavalieri Occidentali, ovvero Templari e Teutonici, i quali avevano il compito di difendere il Santo Sepolcro dai musulmani. Gli ismailiti erano i principali oppositori dei Templari e Teutonici, tuttavia, esisteva tra di loro una sorta di intesa cavalleresca. I due ordini avevano molti punti in comune, sia gerarchicamente che nel comportamento, il quale era duro, inflessibile, intransigente e crudele, delle caratteristiche chiavi che hanno permesso a queste organizzazioni la stipulazione di diversi accordi e trattati, senza avere le autorizzazioni papali, e spesso in contrasto con quest’ultime. Ne evidenzia, l’esempio di Federico II di Svevia, che per una decina di anni continuò a rimandare la propria Crociata (all’epoca ogni sovrano europeo possedeva la sua personale crociata), ottenendo la scomunica ufficiale del Papa. Federico II per revocare la scomunica, partì immediatamente per la Terrasanta, in breve tempo ottenne una clamorosa e straordinaria vittoria, merito delle sue grandi capacità da stratega e guerriero, riuscendosi ad auto-proclamare e auto-incoronare Re di Gerusalemme. Federico II intrattenne rapporti diplomatici cordiali e di reciproco rispetto con il “Vecchio“, permettendo ai Musulmani di praticare nella città santa di Gerusalemme. Gli Hashasin, come setta, era molto selettiva nella scelta degli adepti e una volta entranti nel cerchio non era più possibile uscirne. Lhashish veniva somministrata in grandi quantità, in modo da renderli più dipendenti alla volontà del grande gran maestro o sultano. Una delle figure più inquietanti della Confraternita Degli Assassini è sicuramente legata al sultano Aloylin, un personaggio dispotico, sadico e crudele. La storia narra, che per legare saldamente i giovani, ricorresse a un espediente molto ingannevole, li drogava con hashish e li faceva vivere per alcuni giorni in luoghi deliziosi ed incantevoli, serviti e riveriti da bellissime ragazze, che li assecondavano in ogni richiesta. I giovani reclutati, convinti di essere stati veramente in Paradiso, cadevano completamente in balia del gran maestro, annullando la loro personalità e volontà, diventando disposti ad eseguire qualsiasi ordine per ritornare in questo illusorio Paradiso. Spesso il sultano per sbalordire e dimostrare ai suoi ospiti occidentali la fedeltà dei suoi guerrieri, offriva uno spettacolo agghiacciante: ordinava ad alcuni di loro di buttarsi dall’alto della fortezza, sfracellandosi sulle rocce sottostanti. I giovani guerrieri eseguivano con gioia ed entusiasmo l’ordine, convinti di poter ritornare in eterno nel Paradiso costruito dal loro signore.

Declino e caduta dei Nizariti

 

Illustrazione della caduta dei Nizariti

In seguito alla morte dell’iman fatimide del Cairo al-Mustanṣir bi-llāh tra i figli Nizar e al-Musta’li si scatenano delle guerre interne per la successione, Hasan si schiera con il figlio Nizar, ma verrà sconfitto in Egitto. In seguito alla scissione gli ismailiti di Hasan prendono il nome di Nizariti, e si difendono dagli attacchi continui dei turchi selgiuchidi, che avevano il controllo su Iran, Iraq e parte della Siria. Hasan respinge tutti gli attacchi dei turchi e grazie agli hashasin elimina capi politici e militari di rilievo. Anche il famoso Saladino era diventato un bersaglio della confraternita durante la terza crociata (battaglia di Aleppo). Alla morte di Hasan, ad Alamut nel 1124, i suoi successori continuarono ad utilizzare la setta in svariate guerre. I Nizariti vedono il tramonto nella seconda metà del XII secolo, a seguito delle invasioni mongole capeggiate da Hulagu Khan (nipote del famoso Gengis Khan). I Mongoli riescono ad entrare ad Alamut e la radono al suolo, massacrando la maggior parte dei Nizariti, compresa la famiglia dell’Iman, escluso uno dei figli Khur-Shāh. Quest’ultimo scampato alla morte, tramanderà la storia ismailita per generazioni, una cultura tutt’ora presente.

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